23/04/2015 2 min
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Amanti, attenzione alle cimici dei detective In auto
Gli investigatori ingaggiati da un coniuge tradito possono installare cimici sulle auto per spiare i traditori. Non esiste infatti alcuna norma sulla privacy che tutela la riservatezza delle conversazioni faccia a faccia che si svolgono in macchina. Lo ha sottolineato la quinta sezione penale della Cassazione confermando il proscioglimento con la formula «perchè i fatti non sono previsti dalla legge come reato», di 22 investigatori privati che avevano installato «apparati di intercettazione ambientale di conversazioni tra presenti in autovetture private». La Suprema corte ha dunque respinto il ricorso con il quale la procura di Brescia chiedeva, invece, l'incriminazione degli investigatori privati prosciolti dal Gup di Brescia il 13 giugno 2007. I supremi giudici fanno presente che la tutela della privacy è prevista per le conversazioni telegrafiche o telefoniche, per le comunicazioni informatiche o telematiche, ma non per le conversazioni faccia a faccia che avvengono nell'abitacolo di un'auto: «La riservatezza tutelata dalle norme è quella assicurata proprio e solo da uno strumento adottato per comunicare a distanza. Inoltre - osserva la Cassazione - che sono tutelate le immagini e le notizie rubate da una privata dimora, mentre l'autovettura che si trova in una pubblica via non è ritenuta, da sempre, luogo di privata dimora» .Anche per quanto riguarda le norme sul trattamento illecito dei dati personali, concludono i supremi giudici, non hanno nulla a che fare con la protezione dei dialoghi che si svolgono tra i passeggeri chiusi in una macchina. Pure il sostituto procuratore generale della Cassazione, Vito D'Ambrosio, era giunto alle stesse conclusioni e aveva chiesto il rigetto del ricorso della procura bresciana, così come deciso dalla Quinta Sezione Penale.